Racconti dal pianeta Rub 427

Le Ambasciatrici

La navicella spaziale atterrò sul pianeta Rub 427 con un po’ di ritardo. Dall’uovo metallizzato l’ambasciatrice del pianeta Phosporilla gettò i bagagli, che sollevarono un polverone, e subito dopo scese lei.
La delegazione d’accoglienza era schierata in ordine: davanti l’ufficiale in capo, quel giorno ambasciatrice delle relazioni cosmiche, dietro una truppa di animali scelti per l’occasione. Tutti avevano gli occhi puntati sulla venuta. Aspettavano immobili ed in silenzio – o quasi, c’era infatti chi sbuffava, chi agitava la coda, chi le ali – che venisse dato l’ordine per l’azione.

Le due ambasciatrici avevano preso accordi tramite messaggi quantico-quarkici per quell’incontro. Era stato stabilito il giorno e l’orario, ma non erano stati contemplati ritardi. Sul pianeta Rub 427 nessuno mai era in ritardo, neppure i vegetali. Ma sull’altro pianeta, invece, il ritardo era una pausa indispensabile, una specie di disintossicazione, finita la quale si riprendeva l’attività consueta. Così, la comandante della navicella, lungo il tragitto si era fermata un poco sull’asteroide GinpK, era scesa e si era seduta a guardare le costellazioni, senza fare null’altro. Poi era ripartita.

L’ufficiale in capo era vestita tutta di rosso, come rossi erano pure i capelli, dei lunghi capelli serpenti che si attorcigliavano sulla schiena. Guardava la nuova venuta, tenendo le braccia tese e le ali piegate. Mentre l’altra si toglieva la tuta spaziale, sguainò un poco gli artigli. Sentendo gli animali fremere dietro di sé, alzò lievemente una mano per tenerli ancora a bada. Non era ancora il tempo.

 

La straniera, uscita dalla tuta, si muoveva flessuosa sul terreno, come se danzasse. Ogni tanto faceva una pausa, persa in chissà quale spazio e tempo, poi riprendeva. Il comitato d’accoglienza non aveva mai visto nulla di simile, neanche tra le sirene dei mari di Rub 427, e fu preso da stordimento ed anche da una leggera nausea. L’ufficiale in capo fissava la straniera, incuriosita soprattutto dalla fronte e dagli occhi enormi e, cosa bizzarra, dall’assenza della bocca.

 

Poiché però non amava perdere tempo, diede l’ordine ai suoi di procedere con l’ispezione. Il branco si fece intorno alla sconosciuta: le scimmie si avvinghiarono alle gambe, gli uccelli, prime le cornacchie, si poggiarono sulla testa, i lupi e le tigri la annusarono scrupolosamente, mentre le giraffe e le gazzelle le leccarono le mani, ed i cani e le linci le si strusciarono contro. Tornati dall’esplorazione, fecero rapporto. L’ufficiale in capo ascoltò pure i suoi serpenti, preziosi consiglieri, che le bisbigliavano alle orecchie. Dopodiché, dritta dritta sulle lunghe gambe nodose, si fece avanti e diede il benvenuto all’ambasciatrice straniera. Si chiese come avrebbe fatto quella a rispondere senza bocca.

 

E la bocca non serviva agli abitanti del pianeta Phosphorilla, perché comunicavano con i movimenti del corpo e con le immagini ed i colori che uscivano dagli occhi. Si gettavano anche addosso polveri colorate, soprattutto durante le feste, quando erano gioiosi e grati ai loro dei. Tutta la luce che emettevano, tra l’altro, creava un alone attorno al pianeta, visibile anche a distanza di anni-stellari, tanto da farlo sembrare quasi un sole. Per questo su Rub 427 si erano accorti della sua esistenza e per lo stesso motivo avevano mandato il primo segnale di contatto. Su Phosphorilla erano tra l’altro abituati ad avere rapporti con altri pianeti, anzi, li cercavano proprio, perché da ciò che era sconosciuto traevano ispirazione per le loro immagini. E non avevano nessun timore, neanche a dirlo, dello spazio, che era come un’immensa distesa di vita cui attingere.

La risposta al benvenuto fu assai inaspettata: l’ambasciatrice di Phosphorilla dagli occhi proiettò delle immagini orografiche, tante, colorate, bizzarre, davanti alle quali si spaventarono gli animali e la stessa capogruppo, che reagì aprendo le ali ed inarcando la schiena. Quelle immagini però erano tutt’altro che un’azione offensiva. Esse trasmettevano bellezza. E la bellezza pacificò il comitato.

 

Quando la forestiera si mise a saltare ritmicamente ed energicamente, con salti altri due metri almeno, la schiera di animali si serrò a mo’ di scudo intorno all’ufficiale, pronti all’attacco. La osservavano mentre, tra un salto e l’altro, si accasciava, si rotolava, si dimenava come un’ossessa. L’ufficiale, invece, avendo intuito che quei movimenti non erano pericolosi, diede il comando di rientrare nei ranghi; era solo un’esagerazione, quella della forestiera, sconosciuta da quelle parti.

 

Da quelle parti, ovvero il pianeta Rub 427, l’eccesso del corpo e delle parole era stata bandito secoli e secoli prima. Il fine dei governanti di allora era stato di escludere una volta per sempre l’elemento incontrollabile, e la parola d’ordine per un nuovo sistema di vita era stata misura: ordine e disordine, ubbidienza e potere, guerra e pace, rigore e clemenza, aggressività e rispetto, dolore e piacere, tutto secondo misura. Da che era stato vietato andare oltre, ora non si sarebbe neanche saputo come fare.

 

L’ufficiale, pur essendo nata quando il controllo era ormai cosa acquisita, avvertì una scossa interna, uno scombussolamento, sensazioni per cui non aveva le parole. Guardò la sua schiera e vide che tra gli animali, apparentemente fermi, qualcosa accadeva: dal fuoco, una lince fu la prima a rompere le fila. Si fece spazio fra gli altri con movenze sinuose e raggiunse la straniera. Poco alla volta, gli altri furono presi dalla voglia di fare lo stesso, come attirati da una calamita. Ed in un attimo le furono intorno, in uno stato di euforia mai visto.

Le cronache di quel giorno riportano che anche l’ufficiale non potè fare a meno di unirsi a quella folle baraonda, che durò una decina di minuti. Alla fine di quella strana situazione, erano andati tutti insieme al Palazzo del Governo, cercando di comunicare come potevano. Sempre nelle cronache si legge delle immagini orografiche e degli strani contorcimenti della straniera, descritti in maniera approssimativa non per imperizia del compilatore, ma per la natura monca della lingua. E’ scritto anche che da quel giorno qualcosa cambiò su Rub 427. Superata l’iniziale diffidenza, connatura su quel pianeta, i rapporti e le reciproche visite furono costanti, tanto che ad un certo punto il Governo di Rub 427 dovette pensare ad una revisione generale, a partire dall’introduzione di termini cancellati da tempo. Per lo scopo, furono riportati alla luce antichi scritti dagli archivi segreti, insieme ad impolverati cataloghi di dipinti vietati prima e poi dimenticati.

Agli animali poi fu concessa un po’ di libertà di addentrarsi nelle foreste, tuffarsi nel mare o inseguire le prede a piacimento, lottare per il territorio o anche stare semplicemente sdraiati al sole. Agli altri abitanti fu concesso, oltre al lavoro ed agli esercizi ginnici consueti, di guardare di tanto in tanto le costellazioni.

 

Le due Ambasciatrici…
ROM: Read Only Memory, Ritratti Fotografici a Casa.

Fotografie di Anna Parisi a casa di Elena Brunello, Febbraio 2021
Racconto di Elena Brunello scritto dopo aver vissuto Read Only Memory, Marzo 2021.







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